Prima di diventare i cani leggendari Pokémon che tutti conosciamo, Raikou, Entei e Suicune sono state tre vittime senza nome.
È una frase che stona, lo sappiamo, in un articolo che parla di creature leggendarie da inseguire per ore in un videogioco. Ma è esattamente da lì che nasce la loro storia: non da un uovo cosmico, non da un pianeta da forgiare, ma da un incendio, tre morti senza nome e un atto di pietà. È il mito più intimo, più umano, dell’intera mitologia Pokémon. E nasconde anche un piccolo giallo linguistico che dura da vent’anni: perché li chiamiamo tutti “cani”, quando ufficialmente non lo sono?
In breve
- Raikou, Entei e Suicune erano tre Pokémon senza nome morti nell’incendio della Torre Bruciata di Amarantopoli, 150 anni prima dei giochi. Ho-Oh li riportò in vita trasformandoli.
- Ognuno incarna un elemento di quella notte: fulmine (Raikou), fuoco (Entei), pioggia (Suicune).
- La teoria che fossero Jolteon, Flareon e Vaporeon è amatissima ma mai confermata.
- Il nome ufficiale è bestie leggendarie: “cani” è un soprannome dei fan, e il loro designer li ha pensati partendo da un leone, una tigre e un leopardo.
Indice
Ad Amarantopoli sorgevano due torri
Settecento anni prima degli eventi di Oro, Argento e Cristallo, ad Amarantopoli — la città più antica di Johto, quella dai tetti di legno scuro e dai petali di ciliegio, costruita a immagine di Kyoto — furono innalzate due torri gemelle. Non fortezze, non templi in senso stretto: un progetto per rafforzare il legame tra umani e Pokémon. Una era la dimora di Ho-Oh, l’altra quella di Lugia.

Poi, centocinquant’anni fa, un fulmine colpì una delle due torri.
Le fiamme la divorarono. Al suo interno, tre Pokémon senza nome rimasero intrappolati e morirono. Solo un acquazzone improvviso riuscì a fermare il disastro. Da quel giorno quella struttura non ha più un nome sacro: la chiamiamo semplicemente Torre Bruciata. L’altra, rimasta intatta, oggi è la Torre Campana. E Lugia, che nella torre distrutta aveva il suo rifugio, se ne andò per sempre a vivere nelle profondità delle Isole Vorticose.
L’atto che cambia tutto
Ecco il momento che rende questo mito diverso da tutti gli altri. Ho-Oh, l’uccello dai sette colori, la fenice del mondo Pokémon, discese sulla torre bruciata e riportò in vita i tre corpi senza nome.

Non li restituì al mondo così com’erano. Li trasformò. Diede loro una forma nuova, un potere nuovo, un compito nuovo: incarnare per sempre gli elementi di quella notte. Il fulmine che li aveva colpiti divenne Raikou. Il fuoco che li aveva consumati divenne Entei. La pioggia che aveva spento l’incendio divenne Suicune. Poi Ho-Oh si alzò di nuovo in volo, in cerca — dice la leggenda — di un allenatore dal cuore puro degno di vederlo.
Fermatevi un secondo su questo dettaglio, perché è la chiave di tutto il mito: la tragedia non viene cancellata. Viene trasformata in qualcosa che continua a vivere. Le tre bestie non dimenticano cosa sono state: sono, letteralmente, fatte della notte in cui sono morte.
Chi erano prima? Il mistero che i giochi non vogliono chiudere
E qui arriva la domanda che la community si fa da vent’anni: chi erano quei tre Pokémon, prima?
Sarebbe facile pensare che i testi di gioco lo dicano da qualche parte. Non è così, ed è una scelta, non una dimenticanza. Il canon lascia la porta volutamente socchiusa: erano già, in qualche forma, un Raikou, un Entei e un Suicune ante litteram? O erano Pokémon completamente diversi, e la resurrezione li ha ricreati da zero? Nessun libro, nessun dialogo, nessun Pokédex lo dice.
Nel vuoto, la community ha costruito una delle teorie più amate di sempre: che i tre fossero Jolteon, Flareon e Vaporeon. L’indizio più bello sta a pochi passi dalla Torre Bruciata: il teatro di Amarantopoli, dove le cinque Ragazze Kimono combattono proprio con cinque evoluzioni di Eevee, come se quella città avesse un legame speciale con la loro famiglia. Aggiungeteci che i tipi corrispondono perfettamente (Elettro, Fuoco, Acqua) e che, quando arrivarono le abilità nascoste nella quinta generazione, le tre bestie ricevettero proprio Assorbivolt, Fuocardore e Assorbacqua, le abilità di Jolteon, Flareon e Vaporeon. Capirete perché la teoria ha attecchito così bene.

Va detto con onestà, da chi ama le storie ma rispetta i fatti: non è mai stata confermata. Anzi, da Sole e Luna quelle tre abilità nascoste sono state sostituite da Forza Interiore per tutti e tre, e l’indizio più forte si è indebolito. Quando la scena è finalmente arrivata in animazione, nel sesto episodio di Pokémon Generations (2016), i tre Pokémon morti sono comparsi come quadrupedi senza nome, dall’aspetto vagamente canino e non riconducibili a nessuna specie nota. Game Freak, ancora una volta, ha scelto il silenzio. E forse è giusto così: alcune storie funzionano meglio senza una risposta definitiva. (Se le Eeveelution vi hanno fatto venire voglia di collezionarle, qui ci sono le carte di Eevee più iconiche.)
Cani leggendari Pokémon: cani, gatti o nessuno dei due?
Ed eccoci al piccolo giallo promesso in apertura. Tutti li chiamiamo “i cani leggendari”. Cercateli così su qualunque forum, in qualunque video, in qualunque conversazione tra appassionati. Eppure il nome non è mai esistito nei giochi.
Il nome ufficiale, quello che compare nelle guide e sulle wiki più serie, è “bestie leggendarie”. In giapponese la forma più solenne è addirittura “Tre Bestie Sacre della Leggenda” (伝説の三聖獣). Da nessuna parte, in nessuna lingua ufficiale, Game Freak li ha mai chiamati cani.
E il bello è che nemmeno dovrebbero esserlo. Muneo Saitō, l’illustratore che li ha disegnati, ha raccontato così come sono nati: “Il design di Entei stava prendendo forma. Si potrebbe dire che era praticamente come un leone. Ma non volevo che fosse semplicemente un animale, così mi sono fermato su una silhouette che potesse sembrare un cane o un gatto. Dopodiché sono scivolato verso un design da tigre per Raikou e uno da leopardo per Suicune.” Un leone, una tigre, un leopardo. Sulla carta, sono più vicini a un trio di grandi felini che a un branco di cani.
Allora perché “cani” ha vinto nell’immaginario collettivo? Un po’ perché i primissimi bozzetti di Oro e Argento erano davvero molto più canini delle versioni finali. Un po’ per la silhouette quadrupede condivisa, che complice il muso allungato di Suicune si legge facilmente come canina. E un po’ perché il soprannome girava già sulle riviste dell’epoca, prima ancora di internet come lo conosciamo. La cosa più affascinante è che lo stesso fenomeno è successo in Giappone: i fan li chiamano nel gergo comune “I Tre Cani” (三犬), riservando il nome ufficiale ai materiali seri. Due paesi, due lingue, la stessa scorciatoia mentale. Come se, di fronte a un mito troppo elegante, i fan di tutto il mondo avessero sentito il bisogno di dargli un nomignolo più familiare.
Tigri, leoni e la mitologia dietro le zampe
Sotto la superficie felina, ogni bestia porta addosso strati di folklore sino-giapponese che vale la pena sbrogliare.

Raikou non è solo una tigre elettrica: il suo nome richiama il raijū, la “bestia del tuono” del folklore giapponese, capace di muoversi tra le nuvole temporalesche, ed è esattamente quello che porta sulla schiena, una criniera a forma di nube. Entei prende il volto dello shishi, il leone guardiano che troneggia all’ingresso dei templi, e il suo corpo sprigiona letteralmente fumo vulcanico: il Pokédex di Pokémon Argento arriva a dire che ne nasce uno ogni volta che compare un nuovo vulcano. Suicune, infine, è il più stratificato dei tre: la corporatura ricorda un leopardo, la criniera che ondeggia come un’aurora richiama Fūjin, il dio shintoista del vento spesso raffigurato con una pelle di leopardo, e il portamento elegante lo avvicina al qilin, la creatura chimerica della mitologia cinese associata alla purezza.
Anche i nomi giapponesi confermano la stratificazione: Raikou richiama 雷公, la divinità del tuono della mitologia cinese; Entei rimanda a 炎帝, l’Imperatore delle Fiamme; Suicune porta dentro di sé i caratteri per “acqua” e “sovrano”, con un’eco di “cristallo”. Non sono semplicemente tre animali con un elemento appiccicato addosso: sono tre piccole divinità prese in prestito da tradizioni millenarie e rivestite di pelliccia.
Un trio che non sta fermo
C’è un ultimo dettaglio che rende le bestie leggendarie diverse da qualsiasi altro leggendario incontrato fino a quel momento nella serie: non aspettano. Dopo l’incontro nella Torre Bruciata, Raikou, Entei e Suicune si disperdono per tutta la regione e continuano a vagare, percorso dopo percorso, fuggendo all’istante se provate ad affrontarli. Sono stati i primi Pokémon “vaganti” della storia del franchise, un’invenzione che avrebbe poi dato vita a Latias e Latios a Hoenn. E in Rosso Fuoco e Verde Foglia, i remake di prima generazione, uno dei tre torna a vagare per Kanto: quale, dipende dallo starter scelto.
Suicune, però, si merita un discorso a parte. È la mascotte di Pokémon Cristallo, in copertina al posto di Ho-Oh e Lugia, ed è al centro di una sottotrama tutta sua, con lo studioso Eusine che lo insegue da dieci anni senza mai riuscire ad avvicinarlo abbastanza. Ed è forse la sua caratteristica più vera: le bestie leggendarie non si lasciano possedere facilmente. Sono nate da una perdita, e in fondo continuano a comportarsi come qualcosa che non si può trattenere.
Il senso di tutto
Restano tre bestie che nessuno può davvero chiamare cani, nate da un incendio che i giochi non vogliono raccontare fino in fondo, battezzate con nomi presi in prestito da divinità di due mitologie diverse, e da vent’anni condannate a scappare da chiunque le insegua: nei videogiochi come nelle discussioni sui forum.

Forse è proprio questo il punto. Il mondo Pokémon ha creature che governano l’universo e altre che formano i continenti (ne abbiamo parlato nella genealogia degli dèi Pokémon). Ma Raikou, Entei e Suicune restano tra i leggendari più amati perché la loro storia non parla di potere: parla di cosa succede quando qualcosa di prezioso va perduto, e qualcun altro decide che non deve sparire del tutto. Anche nel mondo Pokémon, a volte, una tragedia può diventare una leggenda.
Domande frequenti sui cani leggendari Pokémon
Perché Raikou, Entei e Suicune si chiamano “cani leggendari”?
È un soprannome nato tra i fan ai tempi di Oro e Argento, per la silhouette quadrupede e il muso allungato di Suicune. Il nome ufficiale è “bestie leggendarie”: nei giochi non sono mai stati chiamati cani.
Come sono nati Raikou, Entei e Suicune?
Erano tre Pokémon senza nome morti nell’incendio della Torre Bruciata di Amarantopoli, 150 anni prima dei giochi di Johto. Ho-Oh li riportò in vita trasformandoli nel fulmine (Raikou), nel fuoco (Entei) e nella pioggia (Suicune) di quella notte.
Raikou, Entei e Suicune erano Jolteon, Flareon e Vaporeon?
È una teoria dei fan molto diffusa, basata sui tipi, sulle Ragazze Kimono di Amarantopoli e sulle abilità nascoste della quinta generazione. Non è mai stata confermata da Game Freak.
Raikou, Entei e Suicune sono cani o gatti?
Il designer Muneo Saitō li ha ispirati a un leone (Entei), una tigre (Raikou) e un leopardo (Suicune), cercando però una silhouette che potesse ricordare sia un cane sia un gatto.
Perché i cani leggendari scappano?
Sono Pokémon “vaganti”: dopo la Torre Bruciata si spostano per la regione e fuggono al primo turno di lotta. Raikou, Entei e Suicune sono stati i primi Pokémon vaganti della serie.
Per voi sono cani, gatti o nessuno dei due? E chi è la vostra bestia leggendaria del cuore? Raccontatecelo sui nostri canali, e se volete aprire bustine insieme a noi, ci trovate in diretta nei nostri Drop su Tilt.
— I Broski
Fonti principali: Bulbapedia (mito della Torre Bruciata, Pokédex, abilità nascoste, Eusine, Pokémon Generations), Pokémon Central Wiki (nomi italiani), The Cutting Room Floor (prototipi di Oro e Argento), le dichiarazioni di Muneo Saitō sull’ispirazione del design, Legends of Localization per l’uso giapponese del soprannome “I Tre Cani”.