I Pokémon leggendari sono tutti collegati? Ognuno governa il suo pezzetto di regione, oppure esiste una vera gerarchia nascosta — un ordine cosmico che parte dalla nascita dell’universo e arriva fino ai mari e alle montagne che attraversiamo nei giochi?
La risposta breve è: sì, un ordine c’è. Quella lunga è un viaggio bellissimo, e comincia — come tutte le storie sacre — in una biblioteca.
Prima però una premessa da veri appassionati, che è anche il segreto di tutta la faccenda: quelli che stiamo per raccontare sono miti, e i giochi lo sanno benissimo. Le voci del Pokédex non dicono mai “Arceus creò il mondo”: dicono si narra, si dice, secondo la leggenda. Gli abitanti del mondo Pokémon studiano le loro origini esattamente come noi studiamo le nostre cosmogonie — con libri antichi, frammenti e dubbi. Noi faremo lo stesso: fonti alla mano, e dove il canon tace lo diremo chiaramente. Ora sì: si parte.
Il libro nel cuore di Sinnoh
A Canalipoli, città portuale di Sinnoh, c’è l’unica biblioteca della regione. Al piano di sopra, tra gli scaffali, riposano i “miti di Sinnoh”: libri consultabili in Diamante, Perla e Platino che sono, di fatto, la Genesi del mondo Pokémon. Il più importante si intitola La storia originale, e racconta più o meno questo:
In principio c’era solo un turbinio di caos. Nel cuore di quel caos apparve un Uovo, e dall’Uovo nacque la Creatura Originaria. Il tempo cominciò a scorrere. Lo spazio cominciò a espandersi. Da sé, la Creatura fece altri esseri: due che diedero forma alla materia, tre che diedero vita allo spirito. E creato il mondo, la Creatura Originaria sprofondò in un sonno senza fine.
Notate una cosa: il mito non fa mai il nome di Arceus. Parla solo della “Creatura Originaria”. Il collegamento arriva altrove: in Platino, un escursionista in biblioteca racconta delle Lastre — le tavolette che cambiano il tipo di Arceus — dicendo che furono create insieme a Sinnoh e che appartengono “al plasmatore di questo mondo”. Su una di esse è inciso che “l’Unico Originario respirava solo, prima che l’universo venisse”.
Il Pokédex completa il quadro con una delle immagini più potenti dell’intera saga: Arceus avrebbe mille braccia, con cui plasmò l’universo — un’eco dei bodhisattva dalle mille braccia della tradizione buddhista. E la sua categoria ufficiale in giapponese è semplicemente “Pokémon Creazione”.
Un dettaglio che pochi ricordano: in Leggende Pokémon: Arceus, quando finalmente lo incontriamo, Arceus ci dice che “Arceus” è solo il nome che gli hanno dato gli umani — il suo vero nome non esiste nel nostro linguaggio. In cima alla piramide, insomma, c’è un essere che non ha nemmeno un nome vero. Da brividi.
I figli dell’Uovo: tempo, spazio e il fratello bandito
I “due esseri” del mito sono Dialga e Palkia: il tempo e lo spazio in persona. Non proteggono una regione, non governano un mare o una montagna: sono le regole della realtà. I clan dell’antica Hisui — il clan Diamante e il clan Perla — veneravano ciascuno il proprio “Sommo Sinnoh”, uno convinto che avesse creato il tempo, l’altro lo spazio. La verità, scopriamo in Leggende Pokémon: Arceus, è che avevano ragione entrambi a metà: i loro due dèi erano Dialga e Palkia, e sopra di loro c’era un terzo essere che li aveva creati.
Ma nell’Uovo c’era anche un terzo fratello, e la sua storia è la più cupa di tutte. Giratina nacque insieme a loro, legato a ciò che sta “dall’altra parte” della materia — gli sviluppatori hanno confermato in un’intervista d’epoca che il concetto alla base di Platino era proprio l’antimateria. Il suo Pokédex è spietato: fu bandito per la sua violenza. Arceus lo relegò nel Mondo Distorto, una dimensione speculare dove la gravità va per conto suo e il senso comune si piega. Da lì, dice il Pokédex, “osserva silenziosamente il vecchio mondo”. Il mondo Pokémon ha il suo angelo caduto, e vive letteralmente dietro lo specchio della realtà.
E i “tre esseri che diedero vita allo spirito”? Sono il tassello che quasi tutti dimenticano: Uxie, Mesprit e Azelf, i guardiani dei laghi di Sinnoh. Secondo i miti donarono al mondo la sapienza, l’emozione e la volontà — in pratica, tutto ciò che rende vivi dentro. Senza di loro, l’universo di Dialga e Palkia sarebbe un meccanismo perfetto e vuoto. C’è anche chi, nel gioco, suggerisce una lettura affascinante: Camilla, la campionessa studiosa di miti, osservando un’antica pittura rupestre ipotizza che le tre luci intorno a quella centrale rappresentino proprio il trio della creazione intorno a un’entità superiore. I sinnohani antichi, forse, avevano già capito tutto.
E Mew? Il grande enigma
Qui la storia si complica, ed è la complicazione più bella di tutte. Perché se Arceus ha creato l’universo, il Pokédex di Mew dice un’altra cosa: il suo DNA si ritiene contenga i codici genetici di tutti i Pokémon, e “molti scienziati” lo considerano il possibile antenato comune da cui tutti discendono.
Attenzione alle parole, perché sono scelte col bilancino: si ritiene, molti scienziati. È una teoria interna al mondo di gioco, dibattuta dai suoi stessi studiosi. E il punto delizioso è che nessun testo ufficiale ha mai messo d’accordo le due storie: Arceus creatore cosmico da una parte, Mew antenato biologico dall’altra. Come si conciliano?
Il canon tace, e nel vuoto fioriscono le teorie dei fan (da prendere per quello che sono). La più elegante: Arceus creò l’universo e poi Mew come prima creatura vivente, la scintilla da cui l’evoluzione fece il resto — la creazione cosmica e quella biologica come due capitoli dello stesso libro. Un’altra le tiene separate: Arceus opera su un piano metafisico, Mew su quello terreno, e le due mitologie semplicemente non si toccano. Scegliete la vostra: Game Freak, saggiamente, non ha mai scelto.
Hoenn: il pianeta prende forma
Facciamo un salto avanti. L’universo esiste, la vita pure: ora serve un mondo fatto di continenti, oceani e cielo. Ed è esattamente il mito di Hoenn.
Nell’era primordiale, raccontano le leggende della regione, Groudon espanse le terre col calore del magma e Kyogre allargò i mari con le piogge. Poi i due si incontrarono — e fu catastrofe: una battaglia per il dominio del mondo che sconvolse il pianeta, finché dal cielo non scese Rayquaza a placarli, rispedendoli a dormire nelle profondità. Non a caso è lui il “maestro” del trio: terra e mare litigano, il cielo arbitra.
Le forme Archeo di Rubino Omega e Zaffiro Alpha sono il ritorno a quella potenza primordiale, e proprio lì Rayquaza si prende un primato assoluto: secondo i custodi Draconidi fu il primo Pokémon della storia a Megaevolvere, nutrendosi dell’energia di un meteorite e del desiderio di salvezza degli umani.
E c’è un altro colosso che appartiene a questo capitolo della storia: Regigigas. Il suo Pokédex riporta una leggenda meravigliosa e assurda insieme: avrebbe trainato i continenti con delle corde per disporli dove sono oggi. A sua immagine avrebbe poi plasmato i golem — Regirock, Regice, Registeel — usando roccia, ghiaccio e magma. Chicca da veri intenditori: in Leggende Pokémon: Arceus il professor Laventon annota questa leggenda aggiungendo di avere “i suoi dubbi”, pur ammettendo che potrebbe contenere un fondo di verità. Perfino dentro il gioco, gli studiosi fanno i fact-checker dei miti.
Johto: morte, rinascita e memoria
Con Johto la mitologia cambia completamente registro. Non si parla più di creare universi o continenti: si parla di cosa succede dopo una tragedia. Ed è forse il mito più umano di tutti.
Ad Amarantopoli sorgevano due torri gemelle, costruite secoli fa per celebrare l’amicizia tra umani e Pokémon: la Torre d’Ottone, dimora di Lugia, e la Torre Campana, dimora di Ho-Oh. Circa 150 anni prima dei giochi, un fulmine colpì la Torre d’Ottone. L’incendio divampò per tre giorni, finché un acquazzone improvviso non lo spense. Nella torre — da allora la Torre Bruciata — morirono tre Pokémon rimasti senza nome.
E qui accade la cosa: Ho-Oh discese dal cielo e li riportò in vita. Non com’erano prima, ma come esseri nuovi, che incarnano gli elementi della tragedia stessa: Raikou, il fulmine che colpì la torre; Entei, il fuoco che la divorò; Suicune, la pioggia che lo spense. Le tre bestie leggendarie non sono nate: sono rinate. Sono la memoria di quella notte che continua a correre per Johto.
Ho-Oh è la fenice del mondo Pokémon — ispirata alla Fenghuang cinese, il “Pokémon Arcobaleno” che secondo il Pokédex dona felicità eterna a chi riesce a vederlo. Lugia, il suo contraltare, dopo l’incendio si ritirò nelle profondità: il “guardiano dei mari”, così potente che un battito delle sue ali può scatenare tempeste di quaranta giorni — motivo per cui, per il bene di tutti, dorme in una fossa oceanica.
Johto, insomma, non racconta come nasce il mondo. Racconta come il mondo guarisce. E che la natura, dopo ogni disastro, trova un equilibrio nuovo — mai identico a quello di prima.
Fin qui, la mappa
Ricapitoliamo il viaggio: in cima c’è Arceus, che precede l’universo; sotto di lui il trio della creazione (tempo, spazio, antimateria) e il trio dei laghi (spirito); da qualche parte, in un punto che il canon si guarda bene dal chiarire, Mew accende la vita; a Hoenn il pianeta prende forma tra terra, mare e cielo; a Johto la natura impara a rinascere dalle proprie ceneri.
Ma la mappa è ancora a metà. Che posto hanno gli uccelli leggendari di Kanto in tutto questo? E il drago spezzato di Unima, i cervi della vita e della morte di Kalos, il divoratore di luce di Alola? Esiste davvero una gerarchia che tiene insieme tutto?
La risposta — con tanto di piramide finale — nella parte 2 di questo viaggio. Continuate a seguirci: gli dèi tascabili non hanno finito di raccontarsi.
— I Broski